Not 21:05 but (my) 20:15

Le persone sono speciali. Ognuna in maniera differente, per motivi differenti e per tempistiche differenti. Ma la cosa più bella di queste persone speciali, è quando ti rendi conto che lo sono veramente perché con piccoli frammenti riempiono la tua vita e pezzetto dopo pezzetto creano quella rete intrecciata di affetti che non potrà essere sciolta, come le cuffie buttate a casaccio nella borsa, che non riesci a districare neanche se ci impieghi ore, giorni, anni o ere. Ti rendi conto che quelle persone sono importanti quando senti una stretta allo stomaco, quando le vedi, quando incroci il loro sguardo e quando le stringi a te. Anche se il destino o il caso o il fato o comunque quella cosa imprevedibile che fa prendere strade diverse alle persone, decidesse un giorno di cambiare le carte in tavola, di rimescolarle e renderle diverse da prima, quelle rimarranno fisse, senza nostalgia, e non soltanto con un sorriso, con quella stretta alla stomaco che rimane. Capire gli eventi è forse una delle cose più difficili da fare, ma quando li comprendi non hai dubbi, né rimorsi, né lacrime, né altro… se le cose cambiano o se non cambiano, vedile come le cose migliori della tua vita… e tienile con te.

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D’autres fois, encore et encore

Sometimes we need something more.
Other times maybe we do not need anything.
Other times again, we need a word.
Other times again and again, we do not need excuses.
Sometimes we need help.
Other times we do not want to talk.
Other times again, we need to feel comfortable,
to be heard,
to be understood,
to feel happy,
and maybe not to worry about lots of things.
Other times again and again, the only way is silence.

Altri pensieri con “Some” di Nils Frahm

Passano i giorni, le ore e i minuti… non si contano più. Troppo tempo. Un passo dopo l’altro si va verso luoghi che ancora non abbiamo visto insieme, che non vedremo insieme. Il sole scende piano verso questi luoghi dove il giorno è la nostra notte. Da questo lato tutto si spegne, si ammutolisce, le luci si spengono, e rimangono i respiri affannati di chi non riesce a dormire. Le luci affievolite di chi non riesce a dormire. Quella luce fa troppo rumore. Nella mente. Mentre tutto fuori è fermo. Il vento sbatte contro la finestra e poi si ferma anche lui e di nuovo riprende e si arresta e riprende e si arresta. I sogni incalzano, gli incubi ti svegliano mentre quella luce è ancora accesa. È una lampada o una candela? È il sole o il faro di un’auto? Non importa probabilmente, perché c’è comunque.

Le luci non si spengono, anche se schiacci l’interruttore o se ci soffi su, se arriva la luna prepotente e si mette di fronte il sole o se spegni il quadro dell’auto. Le luci non si spengono. Ardono e sono calde sempre, con il passare dei minuti, delle ore e dei giorni, dei mesi, degli anni, dei secoli, delle ere e delle vite di chi conosciamo o conosceremo. Il vento torna a soffiare, adesso è meglio che mi riposi, con la luce accanto accesa che mi protegge.

Sento quasi calore.

Notte.

11 Ottobre 2015

Sono le 03:49, e tu non ci sei! Ti immagino mentre gironzoli intorno a me cercando dei vestiti che ti entrino e io rido perché sei buffo. Ti immagino sederti vicino a me sul divano ad abbracciarmi e darmi dei teneri e sottili baci sul collo mentre io faccio altro. E immagino me darti corda perché sei la cosa più bella che ci sia, ma tu non ci sei! Ti penso mentre sei altrove, non mi interessa con chi, scherzi ridi, sei felice, fumi una sigaretta e poi ti fermi un po’, ma cerchi di non fermarti per evitare di pensarci. Mi immagino a condividere tutto questo con te, a raccontarti con me, a sentire il tuo corpo vicino al mio e le tue braccia che mi avvolgono sotto le coperte, e così tu non ci sei! Ho pensato tante volte a me e a te, senza pensieri, ma non è possibile. Ho compreso tardi che tu potessi essere sempre presente, sempre li, perché tu non ci sei? Perché non dovresti esserci? Perché non potresti esserci se io lo volessi? Sono egoista, profondamente egoista. Ma non ci bado tanto. Forse penso più a me che a te. Probabilmente si. Assolutamente si. Ma io vorrei che tu ci fossi ancora, anche se ci sei, nel mio cuore, che per quanto stupido e infantile posso suonare, ci rimarrai per sempre. Non ci sei, ma rimani.

Ogni tanto è così.

Ogni tanto è così. Ti fermi seduta nella tua stanza a fissare qualcosa. Guardi un po’ fuori, vedi le luci accese nelle altre case, le ombre che passano, gli alberi che dondolano un po’, e riesci a percepire un po’ il freddo che c’è fuori. Il cielo è blu, azzurro direi. Leggermente bianco alla fine, perché il sole se ne sta andando via. Su un altro piano c’è la finestra, chiara. Bianca ed alta, con tanti vetri. Incavata nel muro e seduta su una freddissima soglia di marmo. Più indietro c’è il tavolo, un tavolo tondo da cucina, in legno forse, con cose sparse sopra, posacenere, libri, fazzoletti, bicchieri. Ancora più indietro c’è il computer, con il suo schermo leggermente arancione e la cornice nera, dal quale vengono battute delle sequenze di lettere in un classicissimo font. E dei punti. Punti che non finiscono mai. Ma ancora più indietro c’è lei, che muove le sue mani su e giù sul computer per buttar via tutto ciò che c’è nel suo cervello. Non le piace più pensare tanto, perché la fa stare male. È vestita di nero da capo a piedi come una vedova o una suora, l’unica nota di colore sono le sue unghie, di un rosso acceso, un po’ rovinate. I suoi capelli raccolti come sempre, le danno fastidio di fronte al viso. E le sue labbra all’infuori come quando è rilassata e dorme. E quando dorme sembra quasi un angelo. Il suo viso marmoreo si confonde con il bianco delle lenzuola ma sotto quelle lenzuola i suoi vestiti sono neri. Tutto è nero. Il suo corpo è nero e in un attimo ti sembra quasi di non conoscerla. Questa non è la donna che conosco. Lei è candida come la neve ma adesso il suo viso è grigio, la sua faccia corrugata dai sogni, se così si chiamano, che sta facendo, dal trucco nero dei suoi occhi spalmato sul viso e dal suo cuore che batte troppo forte. Ogni tanto è così. Succede. Forse non l’ho mai conosciuta per quello che è realmente. Forse non mi ero mai accorta di quello che c’era dietro quel velo bianco che la ricopriva.

Ogni tanto è così… succede!